|
--------------------------------------------------------------------------------
cri
Forse
non sapete che un italiano e' vissuto nel sud della Cina per
piu' di 50 anni, facendo il contadino. Xu Xiangshun, questo
e' il suo nome, abita nel villaggio di Shenao, presso la
citta' di Wenzhou, nella provincia del Zhejiang. La mattina
in cui il giornalista della nostra radio si e' recato ad
intervistarlo, egli era appena tornato a casa dopo un giro
di ispezione notturna nel villaggio. Alto, i capelli biondi
, gli occhi azzurri ed una folta barba, dopo essersi lavato
e spazzolato i denti, e' andato in una trattoria vicina per
fare colazione e, secondo l'abitudine cinese, ha chiesto una
ciotola di spaghetti in brodo. Nonostante l'evidente
infermita' alle mani, utilizzava le bacchette piuttosto
speditamente. Infatti, ci ha spiegato che nel marzo del 1993
egli stava minando una zona pietrosa, quando e' stato
colpito dall'esplosivo, che gli ha quasi maciullato le mani.
Ritrovate otto dita fra le pietre, all'ospedale riuscirono a
riattaccargliene cinque, quindi ora piu' contare su due dita
nella mano sinistra e tre nella destra. Egli riesce cosi' ad
essere autonomo sia nel mangiare che nel vestirsi, inoltre
riesce ancora a fare qualche lavoretto in campagna, come
seminare o tagliare l'erba. Tuttavia, per dargli una mano,
il governo del villaggio gli ha offerto il lavoro di
pattuglia notturna, da cui ottiene un modesto salario. Prima
dell'incidente, egli ha condotto la semplice vita di tutti i
contadini locali, impegnati soprattutto nella coltivazione
del riso. Dopo aver consumato i suoi spaghetti, Xu Xiangshun
ha raccontato con piacere la sua storia.
Il
nome italiano di Xu e' Alvaro, la madre italiana si chiamava
Cendi, ed era una donna della periferia di Milano, mentre il
padre, sempre italiano, mori' durante la seconda guerra
mondiale. Alvaro e' nato quando il padre naturale era ormai
morto. Il padre cinese di Alvaro si chiama Xu Dingfu. Questi
era un contadino del villaggio di Shenao, presso Wenzhou, un
tradizionale centro di emigrazione in Europa, specie in
Italia. Dopo la morte della moglie in seguito ad un parto
difficile, all'inizio degli anni quaranta del secolo scorso,
questi emigro' da solo a Milano, aprendo un laboratorio di
capi in pelle. L'italiana Cendi, gia' incinta di Alvaro,
venne assunta come operaia nel laboratorio di Xu Dingfu.
Mentre imperversava la guerra, fra il cinese solitario e
lontano da casa e l'italiana vedova e in attesa di un figlio
nacque un sentimento particolare ed i due decisero di
sposarsi. Otto mesi dopo, nacque il piccolo Alvaro, cui
venne dato il nome cinese di Xu Xiangshun. Quando il piccolo
ebbe tre anni, il nonno cinese Xu Aqiu, che viveva in Cina
nel villaggio natale di Shenao, invio' una lettera al figlio
emigrato in Italia, richiamandolo d'urgenza a casa con la
scusa di essere gravemente malato. In realta' questi stava
benisssimo, ma nella sua vecchiaia intendeva avere presso di
se' il figlio unico, secondo la tradizione contadina cinese.
Nella primavera del 1946 Xu Dingfu si affretto' quindi a
tornare a Wenzhou insieme al figlio adottivo italiano
Alvaro. Secondo la testimonianza degli anziani del
villaggio, allora il piccolo non sapeva che parlare
italiano. Poco dopo anche la madre italiana Cendi giunse nel
villaggio, dove si adatto' subito alla situazione, lavorando
in casa e nei campi come le altre donne locali. Nella
primavera del 1948, la donna partori' un maschio, che
tuttavia mori' subito dopo. Nel 1949 dette invece alla luce
una femmina, cui venne dato il nome di Xu Xiangmei.
Nell'autunno del 1950, la donna, che allora aveva solo 31
anni, mori' all'improvviso, lasciando il figlio italiano di
8 anni e la figlia cinese di due. Le cose andarono cosi':
una pattuglia del Guomindang, il partito nazionalista cinese
sconfitto nella lotta col Partito Comunista, nonostante la
proclamazione della Repubblica Popolare Cinese l'anno prima,
era ancora attiva in zona e commetteva cose truci. Una
mattina, alcuni uomini armati inserirono le loro baionette
nella finestra aperta della casa della donna, che si
spavento' terribilmente e mori'.
Dopo la morte
della moglie italiana, il marito Xu Dingfu perse i contatti
con la suocera e la cognata in Italia. Intanto a poco a poco
veniva meno in lui l'intenzione di tornare in Italia. Quindi
si sposo' in terze nozze con una donna del posto, Liu
Chengliu, dal carattere meraviglioso, infatti questa, senza
figli propri, tratto' benissimo il figlio adottivo italiano
del marito, amandolo come fosse suo.
Intanto
il piccolo Alvaro cresceva vivace e birichino nel villaggio
di adozione. Egli non amava studiare, quindi frequento' solo
fino alla quarta elementare ed ora sa solo scrivere il
proprio nome, per il resto e' del tutto analfabeta.
Illetterato, Alvaro aveva tuttavia una grande forza fisica,
che utilizzo' nei campi, nel taglio della legna,
nell'allevamento delle mucche e nella bonifica con
l'esplosivo delle montagne; era cosi' forte che, ricorda con
orgoglio, poteva trasportare anche 400 kg come nulla fosse.
Ed anche ora, che ha le mani handicappate per l'incidente
del 1993, riesce a battere nella lotta due-tre giovanotti
senza problemi.
Arrivato ai vent'anni, Alvaro,
diventato Xu Xiangshun, si sentiva ancora diverso dagli
altri per il suo aspetto, inoltre il padre adottivo
prediligeva la sorellina, sua figlia naturale, quindi il
giovane inizio' a cercare di mettersi in contatto con la
famiglia italiana. Tuttavia dopo la morte della madre, i
contatti epistolari con Milano si erano interrotti, quindi
il giovane non sapeva come fare. La buona matrigna Liu
Chengliu condusse quindi il giovane al consolato italiano in
Cina per aiuto, ma senza risultati. Un giorno Alvaro scopri'
che i propri documenti e quelli della madre erano stati
nascosti dal padre adottivo. Pieno di rabbia, gli dette uno
schiaffo, cosa molto grave secondo l'etica cinese. Ma non se
ne e' mai pentito, anzi ancora ora nutre un certo astio per
il padre, perche' ha sempre ostacolato la sua ricerca dei
parenti italiani. A 27 anni, come tutti gli altri contadini
del villaggio, Alvaro si sposo' e l'anno seguente ebbe una
figlia, Xu Jianling, nel 1975 nacque il figlio Xu Jianxiao e
nel 1978 la figlia Xu Jianping. Sfortunatamente la figlia
maggiore e' morta da poco durante una gravidanza. Dopo
essere vissuto per piu' di 50 nel villaggio Alvaro ha
ritrovato da poco i parenti italiani, che si appresta ad
andare a visitare. Alla nostra domanda se intenda stabilirsi
in Italia, egli ha risposto ?Assolutamente no?, perche'
ormai si sente del tutto cinese, le sue radici sono qui,
quindi intende ritornare in Cina.
Dalla sua
storia emerge in particolare la tradizionale concezione
cinese dell'unione familiare: il nonno cinese di Alvaro
costrinse il figlio a tornare in Cina fingendosi malato e
poi nascose i documenti del figlio, e della nuora e del
nipote italiani, perche' non se ne andassero piu'. Il padre
adottivo di Alvaro fece la stessa cosa, nascondendo in un
buco del muro della sua camera da letto i documenti del
figlio e della moglie italiani, che emersero solo dopo la
sua morte, pochi anni fa. La famiglia doveva assolutamente
rimanere unita, e infatti lo e' stata. Quanto alla sua vita,
Alvaro si ritiene soddisfatto: si e' sposato, ha avuto
figli, a loro volta sposati e che gli hanno dato nipoti, da
poco si e' costruito una nuova casa, quindi non e' vissuto
invano. Nel tempo libero, egli ama assistere all'opera
locale. Sa anche cantare brani dell'opera di Pechino e
dell'opera Yue, e si e' esibito di fronte al nostro
giornalista, che e' rimasto stupito per la sua bravura. Ma,
ci ha detto, si e' subito ricordato che la patria di origine
di Alvaro e' in effetti l'Italia, la terra della musica e
del canto, quindi? tutto ridiventa normale.
|